L’abbaglio di Wu Ming sul caso “Luttazzi copia”

di Andrea Arrigoni

Il collettivo Wu Ming intervenne sul caso “Luttazzi copia” due giorni dopo che la notizia fu fatta esplodere su “Repubblica” e “l’Unità” nel giugno 2010. Quando Wu Ming scrive, non sa che la notizia “fu fatta esplodere”.

Wu Ming scrive infatti senza sapere che la notizia era stata resa esplosiva tacendone la metà importante, e cioè che era stato Luttazzi stesso, ben cinque anni prima, sul suo blog, a raccontare lo stratagemma delle citazioni nascoste (“stratagemma di Lenny Bruce”).

In questo modo disonesto, i giornali poterono scrivere “la Rete smaschera Luttazzi”, mettendo una carica esplosiva a una notizia inerte. Era già accaduto alla chiusura di “Decameron”, quando Luttazzi venne accusato da La7 (e dai giornali che ricevono tanti introiti pubblicitari Telecom…) di aver insultato Giuliano Ferrara con una battuta plagiata da Bill Hicks. Era già accaduto all’epoca di “Satyricon”, quando lo accusarono di copiare Letterman. Nel giugno 2010, dopo il suo successo a “Raiperunanotte”, i giornali attaccarono Luttazzi usando di nuovo la storiella del plagio. Come rappresaglia contro la sua satira dura, senza sconti per nessuno, fecero passare Luttazzi per disonesto, mostrando come prova un video che accumulava le battute di celebri comici anglofoni ripresi da Luttazzi. Anche quel video però taceva che Luttazzi dissemina apposta quelle battute nei suoi monologhi, sotto forma di citazioni, calchi, riscritture, sia come difesa dagli attacchi legali, giornalistici e televisivi di cui è oggetto sin dagli inizi della sua attività (censure, querele miliardarie, attacchi politici e giornalistici) sia per smascherare l’ipocrisia e la falsità di chi lo accusa con pretesti. E’ lo “stratagemma Bruce” reso pubblico da Luttazzi nel 2005 sotto forma di “Caccia al tesoro” per i fan del suo blog. Difesa necessaria, come dimostra proprio il killeraggio truffaldino del caso “Luttazzi copia”. (Per la cronaca: nel marzo 2012, Luttazzi ha vinto la causa contro La7. Secondo la sentenza, la battuta su Ferrara era satira e non era plagio. La7 è stata condannata a pagare un milione e mezzo di euro a Luttazzi.)

Wu Ming interviene dunque (e proprio sull’Unità!) senza sapere tutto questo. Perciò non gli resta che lanciarsi in ipotesi, una più fantasiosa dell’altra, e in curiosa contraddizione con il seguente ritratto, sempre di Wu Ming: “Luttazzi è un artista complesso e poliedrico. (…) Ha scritto preziosi saggi sulle regole della satira, condotto trasmissioni che hanno lasciato un segno, combattuto contro editti, ukase et similia. Comunque la si pensi, ha innovato il modo di fare satira in Italia, riscattato i primi libri di Woody Allen da pessime traduzioni risalenti agli anni ‘70 etc. (…) è stato indubbiamente un autore (auctor, colui che aumenta lo scibile).”

Quando scoppia il caso, Wu Ming non sa che Luttazzi lo fa apposta, per cui Wu Ming finisce per credere alla messinscena di chi sta operando il killeraggio. Essendo un’intelligenza critica, Wu Ming si interroga. Lo fa attraverso dietrologie. Sono piuttosto contorte, perché Wu Ming è costretto  a far coincidere il ritratto vero di Luttazzi con il ritratto di Luttazzi creato dal killeraggio:

Wu Ming: “Ipotizziamo che, all’inizio, Luttazzi intendesse omaggiare i suoi idoli comici, poi sia entrato in un vortice che ha cambiato la natura di quei “prestiti”.” (No, Luttazzi lo fa apposta perché lo censurano. Prima censura: “Fate il vostro gioco”, RaiDue, 1988. Lo stratagemma viene intensificato dopo le querele miliardarie e gli attacchi mediatici subìti con “Satyricon”, RaiDue, 2001: arrivano a chiedergli risarcimenti per 160 miliardi di lire! Dopo una sequenza di processi durata otto anni, Luttazzi ha vinto tutte le cause.)

Wu Ming: “Luttazzi poteva fare coming out, aprirsi, rispondere davvero ai dubbi.” (Luttazzi l‘aveva già fatto apertamente, e ben cinque anni prima che, a scopo diffamatorio, fingessero di “smascherarlo”. Doveva rispondere di cosa? I giornali non informarono con onestà: la mezza verità è la forma più subdola di diffamazione. Infatti i giornali hanno sempre attribuito l’accusa di plagio alla Rete, che è anonima, senza mai assumersene la responsabilità.)

Wu Ming: “Luttazzi è a sua volta un fan, e i fan si riappropriano della cultura che amano. Solo che non ci fanno soldi sopra, e soprattutto non impugnano il copyright per impedire ad altri di fare quel che han fatto loro. Ecco il fulcro del biasimo.”  (Quando Wu Ming scrive, i giornali citavano bloggers anonimi secondo cui il 50% del repertorio di Luttazzi era copiato! Senonchè citazioni e calchi non sono neppure l’1% del suo repertorio sterminato: quindici libri di 200-350 pagine l’uno, più i materiali inediti di Satyricon e Decameron. Va precisato inoltre che Luttazzi critica i comici italiani -o meglio, i loro autori – perché gli rubano battute del repertorio teatrale dicendole in tv, dove lui non può mettere piede da anni. Così facendo gliele “bruciano” danneggiando il suo lavoro. Luttazzi invece non brucia battute dal repertorio di nessuno: calchi e citazioni, legittimi e usati per il suo “stratagemma Bruce”, sono da autori satirici fra i più noti al mondo.)

Wu Ming: “L’incapacità di gestire questa storia ha radici in certi “vizi” del Luttazzi blogger, limiti nell’uso della rete, e soprattutto problemi nel costruire un rapporto trasparente coi fan. Luttazzi ha percepito questi ultimi come una minaccia.(…) Esisteva una comunità dei fan di Luttazzi? Forse no. Forse il singolo estimatore lo ammirava per conto proprio e qualcosa impediva il formarsi di rapporti orizzontali e reciproci.” (“Forse no”?! Luttazzi aveva uno dei blog più seguiti in Italia: un blog che aveva una chat seguitissima cui interveniva assiduamente, uno dei primi podcast e una Palestra di satira. Insomma, una comunità di decine di migliaia di fan, ai quali Luttazzi, a differenza di Grillo, rispondeva personalmente, e con i quali discuteva dei temi e delle battute dei suoi monologhi e dei suoi libri. Il suo saggio sulla satira fascistoide nasce proprio da quelle interazioni. Quando si rese conto che i fan cominciavano a trattarlo come un guru, Luttazzi chiuse il blog, invitando anche Grillo a farlo. Lo riaprì qualche anno dopo come Palestra di satira.)

Wu Ming: “Forse, per paradosso, una comunità di (ex-)fan esiste soltanto ora: quando i fan hanno deciso di farsi comunità, è stato perché la figura di Luttazzi non li convinceva più e hanno deciso di contestarla.” (Una enorme comunità di fan, decine di migliaia di persone,  esisteva già da prima. La diffamazione ha ottenuto il suo scopo, deludendone qualcuno: chi non seguiva il blog. Qualcuno inoltre si è finto ex-fan per alimentare la polemica.)

Wu Ming: “Quanto peso ha, in questa vicenda, l’investimento che nell’Italia berlusconiana si fa su certe figure salvifiche? (…) Ironia della sorte, Luttazzi è stato l’unico comico a evidenziare questo male, ed è il primo a patirne le conseguenze.” (Luttazzi è stato oggetto di killeraggio proprio perché è l’unico a evidenziare questo e altri mali dell’Italia.)

Wu Ming: “Un comico ruba delle battute, viene “sgamato” e viene additato come nemico pubblico.” (Questa è la storia voluta e narrata dal killeraggio.)

Wu Ming: “Se c’è qualcosa che ostacola l’interrogarsi, è il modo in cui la Rete si trasforma in “macchina ammazzacattivi” (…) una mentalità da crociata, resa dei conti finale, raddrizzamento dell’assetto del mondo. Assetto azzoppato dalla nequizia di… chi? Di un comico che ha millantato la paternità di battute!” (Luttazzi non ha millantato un bel nulla. Bastava leggere il suo blog. Inoltre è impossibile millantare la paternità di battute di comici celeberrimi. Forse Elio e le Storie Tese o Tarantino avvertono il pubblico delle centinaia di citazioni inserite nelle loro opere? No. Sarebbe giusto incolparli dell’ignoranza del pubblico meno colto? No.)

Wu Ming: “Il modo in cui la Rete si trasforma in “macchina ammazzacattivi”. (…) Parliamo di un dispositivo che una volta avviato opera in modo inesorabile.” (Luttazzi è stato fra i primi a teorizzare sulla natura Panopticon della rete. Un Panopticon in cui, a differenza di quello di Bentham citato da Foucault, i carcerati sono anche i carcerieri. Luttazzi agisce in Rete sempre con questa consapevolezza. A proposito: Wu Ming parla di “dispositivo”. Wu Ming sta citando Foucault, ma non lo dice. Com’è ovvio.)

Wu Ming: “Forse la sua è pulsione di morte. Ha chiesto alla Rete di essere sbranato, la Rete esaudisce il desiderio. E forse i desideri erano tre:
1) voglio far ridere;
2) voglio far ridere come gli americani;
3) voglio morire.
Forse l’ignominia è una forma di gloria. Forse è il finale che, inconsciamente, si era preparato da tempo.” (Dietrologia sfrenata. Nessuna pulsione di morte: fu semplice killeraggio mediatico e abbiamo visto come.)  Wu Ming: “La nostra riflessione parte dando per assodato che:
1. Luttazzi ha torto.” (Purtroppo per l’onestà intellettuale, che Luttazzi avesse torto non era affatto assodato. Ecco perché la riflessione che ne seguì risulta bacata.)

Wu Ming: “2. Luttazzi non è riuscito, anzi, probabilmente non ha mai voluto (per motivi che oggi risultano ovvi) creare un rapporto di fiducia coi suoi fan. Abbiamo scritto che “se c’è stato un deficit di fiducia in questo frangente, significa che c’era già prima, latente ma operante. C’era una distanza colma di non-detti.” (Nessuna distanza. Il rapporto di Luttazzi con i fan è stretto e sincero. Lo dimostrano gli innumerevoli interventi in suo favore.)

Wu Ming: “3. Se Luttazzi è in malafede (e ormai a molti pare evidente che lo sia)…” (E’ l’effetto della diffamazione riuscita.)

Wu Ming: “… comunque constatarlo non ci basta. Abbiamo scritto: “vorremmo sapere da cosa nasce la malafede, perché ha preso quella forma e non altre. Sono in gioco pulsioni profonde.” (Nessuna malafede, nessuna pulsione profonda. Luttazzi lo fa apposta, e quello fu semplice killeraggio mediatico. Wu Ming è costretto a parlare di pulsione profonda perché altrimenti come la sostieni, una tesi secondo cui Luttazzi è così stupido da non saper copiare senza farsi scoprire? E ne copia così tante?)

Wu Ming: “4. Luttazzi criticava le aspettative distorte sul ruolo della satira, ora è il primo idolo a cadere, e noi abbiamo scritto “pianga se stesso”, perché la colpa è sua. Però, abbiamo aggiunto, un rapporto distorto si costruisce in due: artista e pubblico.” (Luttazzi non ha colpe ed è sempre ben attento che il rapporto con il pubblico non sia viziato da aspettative distorte. Luttazzi è  stato fatto cadere apposta tramite un’informazione truffaldina.)

Wu Ming: “5. L’inchiesta dal basso dei “nitpickers” va benissimo. Abbiamo scritto che gli hanno fatto le pulci “giustamente!”” (Giustamente? Chi ha fatto il video si è ben guardato dal dire che la notizia delle citazioni da trovare l’aveva data lo stesso Luttazzi cinque anni prima. I giornali che ne hanno parlato idem. Mezza verità, la forma più subdola di diffamazione. Le battute erano lì apposta per essere trovate. Esibite, non nascoste.)

Wu Ming singoli:

Wu Ming 4: “Personalmente non sono uno che ha mai stravisto per Luttazzi. Qualche volta mi fa ridere, altre volte no.” (De gustibus.)

Wu Ming 4: “Non mi hanno mai fatto ridere le sue battute sulla religione e forse oggi capisco perché: è un deficit di contestualizzazione. In molti casi si tratta di battute di comici americani, i quali, muovendosi in un contesto in cui la libertà religiosa è un fatto garantito dalla costituzione e in una realtà sociale multiconfessionale, attaccano la religione cristiana come forma di credulità popolare. Quindi attaccano la religione come favoletta. (…), come mito per trogloditi, da un punto d’approdo, per così dire, laico razionalista. Per ridere a quelle battute bisogna però che il pubblico finga di non sapere che la religione è ben altro, e il pubblico americano forse ci riesce meglio di un pubblico europeo generalmente un po’ più pretenzioso.” (Il pubblico italiano si sganascia alle battute di Luttazzi sulla religione, la quasi totalità delle quali sono sue, non di comici americani. E’ Wu Ming 4 a non contestualizzare l’azione satirica di Luttazzi nella realtà mediatica italiana, dove Luttazzi viene costantemente censurato, querelato e denigrato. Non attaccherebbero Luttazzi se non fosse Luttazzi. Le battute non c’entrano. C’entra quello che ne fa Luttazzi.)

Wu Ming 4: “Ma soprattutto, in una realtà come quella italiana, attaccare la religione come forma di credulità popolare è del tutto inefficace. Innanzi tutto perché la credulità popolare si manifesta in forme assai più immediatamente nocive (si vota Berlusconi); ma soprattutto perché è il potere religioso secolare a esercitare un’ingerenza e un’influenza sociale, politica e culturale che non ha eguali in Occidente.” (Quello dell’efficacia è un criterio che non ha senso applicare alla satira: fu efficace Karl Kraus contro l’avvento del nazismo? La satira esprime un giudizio in modo divertente. Parlare di efficacia sottintende il luogo comune che la satira sia propaganda. Luttazzi non fa propaganda, e ha attaccato, oltre la religione, altre forme nocive di credulità come il voto a Berlusconi o al PD. Ha scritto un saggio notevole sull’uso propagandistico della narrazione emotiva in politica e nella religione. Dell’ingerenza del potere religioso Luttazzi è una vittima di primo piano: il suo Decameron venne cancellato per impedire la messa in onda di un monologo, appena registrato, sull’enciclica Spe salvi di Ratzinger. Wu Ming intende efficacia comica? Il pubblico di Luttazzi a teatro si spancia dalle risate.)

Wu Ming 4: “In un contesto del genere la questione non dovrebbe essere dare per scontata la discendenza della religione e delle strutture che pretendono di amministrarla dalla fede popolare, ma al contrario, giocare sulle contraddizioni tra elementi spirituali e quelli secolari, come fa – a mio avviso con maggior efficacia satirica e comica – Corrado Guzzanti quando fa il cardinale.” (Luttazzi gioca anche su quelle contraddizioni e con enorme efficacia satirica e comica. Basta vedere i suoi Dialoghi platonici sulla pedofilia nella Chiesa cattolica. Sempre a Decameron. Nel 2007. Wu Ming 4 sembra però ignorare buona parte della produzione di Luttazzi in tema di cattolicesimo. Il lungo capitolo sul legame storico fra la Pasqua e il Carnevale è assai rilevante, non solo dal punto di vista satirico.)

Wu Ming 4: “Non basta aggiungere il riferimento a “l’otto per mille” in una battuta per ricontestualizzarla davvero.” (Basta eccome. Lo dicono le risate. Il pubblico italiano capisce perfettamente qual è il bersaglio di quell’attacco.)

Wu Ming 1: “Nel gennaio 2004, ascoltando l’audio di uno speciale di Luttazzi andato in onda via satellite, mi accorsi che un passaggio del monologo era preso di pacca da uno spettacolo di Carlin. Non era una semplice battuta, ma una “routine”, la descrizione di una situazione paradossale.
 Scrissi a Luttazzi chiedendogli lumi. Lui mi rispose che la sua era una variazione, che aveva “migliorato” la routine di Carlin inserendovi una battuta nuova che la rafforzava.
 Lì per lì lasciai perdere, e non feci caso a un dettaglio importante. Me lo ha fatto notare l’altro giorno una che si firmava “Lola”, su Lipperatura: la battuta nuova che Luttazzi sosteneva di aver inserito… c’era già nel monologo originale! Sputata identica.
 Ora, lasciate perdere il fatto che io all’epoca non me ne sia reso conto. Disattenzione mia, che prima di scrivere a Luttazzi non mi ero riascoltato il brano di Carlin. Il punto è un altro: Luttazzi stava rispondendo a uno che il monologo di Carlin lo conosceva. Avrei potuto sgamarlo lì per lì, rispondergli: “Ma che cazzo dici? La battuta non l’hai aggiunta, c’era già!”
 Perché mi rispose così, con una spiegazione non solo implausibile ma che culminava in una svista grossolana?
 Io ci sto pensando sopra da due giorni. Azzardo una spiegazione duplice:
 1) non si ricordava già più cos’era suo e cosa di Carlin, perché ormai totalmente immerso in una vasca di “prestiti” e “citazioni”… (La risposta era così facilmente verificabile che mi pare di vederlo, Luttazzi, divertirsi alle spalle del pedante Wu Ming 1 che gli chiede spiegazioni, citandogli un’altra battuta di Carlin! Wu Ming 1 si accorge della cosa, ci pensa sopra per due giorni e da pedante non pensa allo scherzo, ma a una svista grossolana, oppure al caso psicologico! Vedi sotto.)

Wu Ming 1: “…2) Forse una parte di lui voleva da tempo farsi sgamare (…) Se nel 2004 accadeva di rado, con gli anni e il precipitare della situazione è accaduto sempre più spesso, fino al patatrac. (No. Luttazzi lo fa apposta perchè lo censurano. Lo stratagemma viene intensificato dopo le querele miliardarie subìte con “Satyricon”, RaiDue, 2001. Il patatrac fu killeraggio mediatico ad arte. Anche i Wu Ming ci sono cascati. Eppure un fan informato aveva scritto nel 2007: “Luttazzi non ha mai fatto mistero di attingere, rielaborando battute e intuizioni, al patrimonio della stand-up comedy americana. (…) In una “Lezione sulla comicità” del 2004 spiegò che il suo obiettivo è definire una “topologia della risata”, cioè capire quali sono gli elementi-base della comicità che sopravvivono se spostati da un contesto a un altro. Qualche anno fa (2004) notai una sua ri-contestualizzazione all’Italia di un’immagine già usata da George Carlin. Luttazzi mi rispose: “[Il materiale di Carlin] lo trovo ingegnoso, ma troppo buffonesco. E’ come se alle sue battute mancasse sempre qualcosa. E’ quello che ho fatto col paragrafo in cui lui descrive come disfarsi dei criminali. Preso così, non mi fa ridere. Ci aggiungo di mio lo scopo di risanare il disavanzo pubblico ed ecco che la sua battuta monca (secondo me, ovviamente) diventa completa e mi fa ridere. E’ una variazione sul tema: lui è Bach, io Goldberg.” Questa è la sua attitudine, e ci vogliono metodo e sapienza per fare variazioni di questo tipo. I tentativi di ridurle a mero “plagio” sono abbastanza goffi, e fatti da persone tendenzialmente incolte, le stesse che da giorni petano giudizi su cosa sia satira e cosa no senza aver mai dedicato alla questione nemmeno lo 0,0000000001% del tempo e dei neuroni che ci ha dedicato Luttazzi.” Chi era questo fan informato? Wu Ming 1.)

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post scriptum:

il collettivo Wu Ming nasce da una costola di Luther Blissett, che nel 1998, proclamando “Nulla si crea, tutto si trasforma e si ricicla”, scrisse un articolo composto con il “copia e incolla” di saggi su F for Fake di Welles. In coda, Blissett poneva le domande giuste del discorso sul plagio: il brano aveva una propria autonomia? Chi ne era davvero l’autore?

Oltre alla derive situazioniste e al romanzo Q, Luther Blisset deve la notorietà a una serie di beffe celeberrime. Viene da chiedersi cosa abbia trasformato alcuni protagonisti di quella stagione esaltante nei paludati, ortodossi, grigi Wu Ming di oggi.

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Per altri aspetti relativi al caso “Luttazzi copia”, rimando a questo blog aggiornato.

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